PROFILO  ARTISTICO 

 

Nessuna lingua ha creato i sentimenti, essi costituiscono il nostro presente; pur sempre uguali, sono sempre nuovi. Custoditi nella nostra intimità, si presentano al ricordo ogni volta in modo diverso, mutevoli e sfuggenti.

Gabriele Fabris trasforma in vita la sostanza delle immagini e palesa i misteri celati nella profondita’ del sentire. I suoi dipinti rendon il ricordo animato, movimentano le passioni dell’animo con il rapporto sistematico tra gli oggetti naturali e le situazioni.

Sembra quasi che i suoi boschi s’abbellino di ninfe, nelle pieghe dell’aria si raccolgono fragili riccioli erbosi, avvolti da una nuvola colorata.

Tema fondamentale della sua poetica e’ la natura, sfondo onnipresente delle vicende umane, immerse nei cicli naturali, che procedono su piani paralleli, ma su tempi contrapposti. Appare con evidenza il motivo della fecondita’ della natura, prospera e benefica. Non manda messaggi al mondo, non si ubriaca di forme alte, solenni  e magniloquenti; il sembiante si svela agli occhi di chi guarda.

La bellezza delle sue composizioni di fiori appare come metafora della vita che sa donare momenti intensi e gioiosi. Trionfano rose carnose, sgargianti papaveri, frastagliati garofani, candide calle. L’oro silvestre del girasole, astro caduto nella terra, stella crinata, richiama il colore delle ginestre, incupite appena dalla luce che emana la resina ardente.  

Fabris raggiunge nel colore armonie gentili, fra il pallore cinerino degli  steli e i viola stinti, gli azzurri  dilavati,  i verdi luminosi o cupi della penombra.  Sprigionan trilli festosi gli ampi prati, cinti da fiori  i cui petali sono  cremisi  e porpora.

La pittura di Fabris non e’ un diversivo, un’evasione puramente contemplativa, che costituisce una pausa di riposo tra le vicende della vita, ma si mescola a queste vicende e cerca di seguirle ed esprimerle nel suo modo simbolico, utilizzando quella liberta’ di fronte alla tradizione che e’ l’insegna dell’arte moderna.

 

                          Campanule                                  

                                              Titolo:   " Campanule"  olio su tela    cm.  50 x 100  

 

          Commento

 

         Ha avuto inizio circa trent’anni fa la "petite aventure" di Gabriele Fabris, con tele, colori e pennelli.

         Lontano dal clamore delle gallerie d’Arte e dai cataloghi ragionati ha coltivato la sua passione come

         fosse un orto chiuso, un forte sigillato, virginale ed inviolato.

         Le risultanze del suo lavoro:

         Dipinti ad olio in cui è possibile ritrovare un sentimento della natura che sembra

         smarrito, un eden dove il frastuono della vita convulsa ed artificiale non ha luogoné spazio.

 

         Fabris  propone le "percezioni del mondo naturale", straordinario universo colto nei suoi aspetti esuberanti;

         una personale "gestalt" del bosco, del fiorame e del  giardino opulento e sontuoso, rigonfio di forme colorate

         e sensuose, dove la vitalità della natura prorompe con inesausto vigore. Sembra quasi che il pittore inviti ad 

         inebriarsi di fiori: come è gentile e festosa la fioritura del glicine, grappoli odorosi che profumano l’aria

         d’azzurro, ed il solitario e superbo giaggiolo il cui stelo porta sulla cima un solo fiore, o il tarassaco color 

         dell’oro.

         Spontanea è in Fabris l’attitudine di esprimere il mondo poetico della fantasia coi modi della natura,

         attentamente osservati e tradotti con scrupolosa esecuzione ed assoluta padronanza tecnica.

         Intensità, splendore, vigore di tono, questo permettono i colori ad olio se ben usati; per una mano 

         esperta diviene agevole stenderli con facilità in generosi impasti o in tenui velature, sovrapporre e riprendere

         gli strati; rendendo così il colore adatto ai più disparati criteri tecnici e, soprattutto, lungamente resistente

         all’azione del tempo.

         La pittura di Gabriele Fabris è nitida, pulita ed i colori giustapposti secondo i toni, come il ritmo musicale,

         cadenzato ed armonico. Ciò che anima Fabris è il sentimento del bello: cosa c’è di più esaltante di un prato

         fiorito, delle foglie e degli steli d’erbe, vividi e rilucenti, piegati dal vento.

         Nelle annunciazione del quattrocento i pittori fiorentini e senesi ponevano nelle mani dell’angelo dalle ali 

         policrome un bianco grigio. Un secolo dopo, Sandro Botticelli, da figura, nella celebre allegoria della 

         primavera, a Flora, che avanza a piedi nudi, capelli al vento ghirlandata di fiori, con viole, margherite 

         primule nella veste leggera. Pare danzi tanto lieve è il suo passo; da quel suo passo nascono delicati fiori 

         d’aprile.

         Più che un pittore naturalista Fabris è un pittore verista, giacchè, in senso generico il naturalismo 

         designa la tendenza a riprodurre, quanto più fedelmente possibile, la natura ed il reale; l’artista mira a 

         rappresentare la realtà oggettiva rifuggendo da ogni stilizzazione.

         Il verismo implica un certo grado di distacco, di serenità di idealizzazione.

         Ho posto in luce, all’inizio di questo scritto, che Fabris privilegia il "bello" degli aspetti della natura.

         Gli elementi del bello sono essenzialmente duplici. Uno è invariabile, eterno, immutabile, l’altro è un 

         elemento relativo, frutto delle circostanze, che è,  se si vuole, insieme o separatamente, l’epoca, la passione,

         la moda. Senza questo elemento, che diviene l’involucro piacevole e stimolante, il primo sarebbe 

         insopportabile. Nell’arte sacra la dualità si coglie con immediatezza. Nell’opera di qualsiasi artista la dualità 

         si coglie ugualmente: la parte esterna della bellezza sarà voluta ed espressa dal temperamento dell’artista.

         Se rivolgiamo la nostra attenzione al passato ci accorgiamo che Giotto scoprì la verità della vita, ritrovata

         come musica colorata dal Giorgione, trasformata entro luci ed ombre dal Caravaggio, sollevata quasi 

         in un nembo d’aria, di vento, di rugiada, dal Guardi.

         La pittura, definita anche "bellezza immobile", ha sempre avuto i suoi contorni.

         Fabris è il cantore della bellezza incorrotta, pura, immediata dei fiori.

         Le note coloristiche fondamentali di Fabris Gabriele sono semplici e squillanti. Gli steli degli anemoni non

         si innalzano rigidi, a braccio di candelabro, ma sorgono come d’orate nervature sul verde variato della natura, 

         sbocciando in rosse corolle striate. Il principio di subordinazione del colore a una nota fondamentale di luce

         trionfa nel sottobosco dove tralci purpurei disegnano arabeschi preziosi, in cui la gamma dei verdi si scala

         su un fondo di colori più densi e scuri.

         L’accordo delle linee graduate, mosse, dai rami degli steli, si ripete nelle colline lontananti, nella rena e 

         nella rupe rossiccia della marina del Gargano, in ossequio ad una uniformità stilistica sempre conservata.

         Ambienti lussureggianti e ricchezza cromatica, questi sono gli aspetti più frequenti dei dipinti. Spazio, 

         ariosità, gran cielo e nuvole fuggenti caratterizzano i paesaggi della pedemontana colti "en plein air"¸ lo 

         spazio è dato da un gran prato, schiarito da luci radenti che ricadono come in acqua colorata sugli stocchi

         di granturco, o riverberano sull’acqua glauca della marina su cui incombe un cielo rosato, d’alba o di tramonto.

         L’atmosfera raggiunge un tono caldo nei dipinti dove intrecci di fiori ( che ricordano gli inestricabili grovigli 

         dei "bianchi girari" delle miniature del quattrocento) dan accento alle forme che fan da sfondo, ombre colorate,

         illimpidite da vivaci sprazzi di luce. Le piante e gli arbusti ripetono se stesse in ogni punto, variando posizione

         e forma modificando l’orizzonte, l’erba ruderale delle malvacee comune negli incolti, sembra un mare di colore

         lilla, che infonde un inebriante profumo.

 

         Suggestione o sinestesia? Io propongo per quest’ultima, poiché, a volte, anche le arti figurative possono far 

         insorgere sensazioni inaspettate, in concomitanza con una percezione di natura sensoriale diversa.

 

         Gabriele Fabris è un artista che porta nei nostri cuori il "silenzio verde" della natura, e le infinite forme e gli 

         infiniti colori dei fiori che come scriveva Dante Alighieri, con "i bambini ed il cielo stellato è ciò che ci resta

         del paradiso".

                                                                                                                                   Prof. Gianmaria Fonte Basso

 

 

 

Figlio d'arte, svolgo l’attività’ di pittore e mie opere fanno parte di collezioni sia pubbliche che private.

 I miei dipinti sono stati proposti in

molte esposizioni personali e manifestazioni collettive suscitando l’interesse del pubblico e della critica.

Tutti coloro che fossero interessati ad avere ulteriori informazioni, immagini  , o che comunque desiderano avere un contatto, mi possono scrivere al seguente indirizzo  :



gabrielefabris@virgilio.it     Info : 347-6479164

 

   

 

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